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Al Duomo di Milano Messa da Requiem di Verdi in memoria dei morti per Covid-19

di Francesco Angellotti (AG.RF 06.09.2020)

(riverflash) – È stata una serata importante quella che si è svolta il 4 settembre a Milano, che ha voluto ricordare le vittime del Covid-19, particolarmente attivo al nord della penisola, con un concerto significativo per questa circostanza.

   Giuseppe Verdi nel 1874 scrisse una messa da Requiem molto elaborata, che già aveva iniziato qualche anno prima. Gli sembrò adatto dedicarla a Gioacchino Rossini, che aveva lasciato Opere Musicali eccezionali; ma alla fine della composizione Verdi volle render onore all’amico Alessandro Manzoni, che stimava moltissimo come letterato e per l’ inserimento nella Società.

   Una rappresentazione così grandiosa, ha incentrato l’attenzione di grandi personaggi, che non potevano mancare, in una esecuzione a cui è stato voluto dare un valore sociale importante, per superare il momento di “crisi”.

   Centro della serata, è stato il Presidente Sergio Mattarella, che è intervenuto con la signora, alla quale non ne è stato dato rilievo, ed a loro è stato riservato il posto centrale: anche se non è il migliore per l’audio, che dovrebbe essere verso il centro dello spazio nel mezzo della platea. Si son fatti notare anche il sindaco Beppe Sala, il governatore della Lombardia Attilio Bocci, l’arcivescovo Mario Delpini; tutti sono intervenuti, con complimenti e raccomandazioni che non poteva essere su diverse linee di comunicazione:” grazie per la sentita e partecipe collaborazione, insieme ce la faremo a superare il grave momento di crisi e, se rimarremo uniti come fin’ora è stata l’espressione popolare, torneremo a poter brillare nel Mondo col nostro grande bagaglio”.

   Hanno forse espresso qualcosa di più originale le note persone che non hanno preso la parola; notevole, infatti, la presenza di Giovanni Bozzoli e Mario Monti, oltre a Roberto Bolle che sta vivendo un grandioso momento di Gloria mostrando prestazioni eccezionali, e Carla Fracci, che vive di quel che ha raccolto con le sue esecuzioni, che le danno modo di presentarsi con la Gloria che non passerà mai.

   Importante il sovraintendente Dominique Meyer, su cui è pesata l’organizzazione di una serata eccezionale, da cui ha saputo trarre solo complimenti.

   Orchestra e Coro della Scala, che hanno offerto un’esecuzione eccezionale, come sempre avviene per il livello al quale sono giunti. Soprano Tamara Wilson, 1\2 soprano Elina Garanca, tenore Francesco Meli e basso Ildar Abdrazakov, che hanno fanno ascoltare una interpretazione vocale veramente ad altissimo livello, con dettagli interessanti percepibili tecnicamente. L’esecuzione è stata veramente un’elevazione spirituale, esaltata da una musica che il direttore del teatro Riccardo Chailly ha portato in Gloria in modo sublime.

   Tutti sono entrati con la mascherina, sia il pubblico che gli interpreti. Ma per l’esecuzione il Coro ed i 4 protagonisti l’hanno levata; così come i fiati dell’orchestra ed il Direttore; anche se finita l’esecuzione tutti l’hanno rimessa. Ma non è stata una leggerezza, perché durante il concerto la disposizione concordata col Virus è stata chiara; infatti, subito dopo, la mascherina è stata rimessa, così non potevano intervenire inconvenienti: che sono più che altro una forma per nascondere problemi incombenti, che non si immagina ancora come poter affrontare.

   Un’esecuzione del genere, è una testimonianza importante per Milano; che con l’abitudine di trovarsi al centro dell’evoluzione degli eventi in tutta Italia, si è trovata al centro anche nella crisi sanitaria; le cause sono supposte ma non si possono verificare, allora si va avanti ricchi di belle intenzioni, che aggraveranno la situazione da cui bisognerebbe risollevarsi, pur non peggiorandola; sarebbe necessario sollevarsi dai pericoli provocati dall’andamento Sociale, ma non conviene a tutti.

   Per questo, dato che la gravità della situazione non può limitarsi ad una sola Città, il 7 settembre la stessa rappresentazione andrà in scena a Bergamo, nella chiesa di Santa Maria Maggiore; e poi ancora a Brescia il 9 settembre, presso il Duomo Vecchio.

   Certo, per render esequie ai caduti per il Covid-19, non c’era musica migliore, lanciata con un’ esecuzione come meglio non si poteva.

   Va considerato che Verdi, dal 1913 al gennaio del 1901, scrisse 28 Opere, e tutte bellissime e struggenti Tragedie; in quanto l’autore portava nel sangue l’animo acceso dei tempi del Risorgimento. Solo l’ultima scritta, il Falstaff, quando aveva superato gli 80 anni, non è considerata tragica; pur se la giovane e felice sposa invola a felici nozze poco dopo che il padre è stato brutalmente ucciso. Di conseguenza, inneggiando allo spirito di ripresa ed alla forza che bisogna trovare nel nostro animo per tornare a brillare della Luce di cui possediamo un’emanazione intrinseca: ti pare che la musica posta come riferimento possa essere pervasa dal dramma?

   Io capisco che Verdi è un musicista sublime, veramente elevato nella composizione e nell’impeto dei suoi messaggi.

   Ma non ci demoralizziamo, non potendoci guardare nemmeno in volto per via delle mascherine, che se non si portano vien fuori una infrazione con le disposizioni emanate alla Collettività (a parte cantanti e Direttore, ma fuori dal loro esercizio l’hanno subito indossata). Non possiamo vedere il volto, ma gli occhi, abbrutiti con patema, trasmettono l’angoscia del momento, in quanto dobbiam sacrificarci : ma non è questo incitamento alla Rinascita.

   Cerchiamo la reazione, troviamo nuove forme per esprimere la Gioia e la Felicità di poter costruire qualcosa di risolutivo; che non venga oscurato dalla commercialità, ma abbia la forza di imporre una crescita per cui possa ancora brillare la Vita.

 

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