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«AIR DOLL» (JAP. 2009) DI HIROKAZU KORE EDA – IN UNA BAMBOLA NASCE LA VITA

di Marino Demata (RiveGauche)

AG.RF 12.08.2019 – Air Doll è un film di Hirokazu Kore Eda del 2009, ispirato alla serie “manga” Kuuki Ningyo. Il film, presentato al Festival di Cannes nella sezione “Un certain regard”, viene considerato un’opera minore del grande maestro e forse anche per questo non ha trovato distributori italiani disposti ad investire, col  risultato veramente incredibile che il film non è mai uscito nelle sale italiane. Ma naturalmente non è l’unico caso del genere.
La riluttanza dei distributori probabilmente sarà potuta derivare anche dal considerare forse ripetitiva la tematica esposta, visto che il cinema già si era occupato nel passato del tema della bambola gonfiabile, capace di consolare la solitudine nella quale molti uomini si trovano, con un oggetto che in tutto e per tutto possa sostituire la donna in carne ed ossa.
Il primo regista a cimentarsi su questo tema è stato il nostro grande Marco Ferreri, con l’episodio “La famiglia felice” per il film Marcia Nuziale (1966). Il film si apre con la didascalia “Nel terzo millennio saremo felici!”. Ugo Tognazzi conduce su un’isola la propria vita allietata da una bambola gonfiabile in grandezza naturale. Si tratta di un “modello B” del 1986. Nulla potrebbe intaccare la sua felicità, che viene invece distrutta dalla gelosia verso un giovane che arriva portando con sé una bambola del modello Z del 1999, con funzioni molto più avanzate. La sceneggiatura del film è curata dallo stesso Ferreri e da Rafael Azcona.
E non è un caso che Azcona è anche lo sceneggiatore del film Grandezza naturale, dello spagnolo Luis García Berlanga del 1973, interpretato da Michel Piccoli. Come ci dice il titolo, è la storia di una bambola gonfiabile della stessa grandezza di una persona, che un affermato dentista, inizialmente per pura curiosità, ed anche perché deluso dal proprio vuoto matrimonio, si fa inviare da una fabbrica giapponese. Michel perde completamente la testa per la bambola a grandezza naturale, della quale si innamora perdutamente con conseguenze imprevedibili.
I  due film hanno in comune anche notevoli guai con la censura dell’epoca, poco propensa a far passare impunemente quel genere di film. I due film, inoltre, soprattutto il secondo, hanno suscitato le proteste del movimento femminista, che ha denunciato alla Procura Grandezza naturale perché dipinge la donna come un oggetto.
In epoca recente, nel 2007, nel film Kars e una ragazza tutta sua di Graig Gillespie sarà una bambola in silicone in grandezza naturale a compensare, in un remoto paese del Wisconsin, l’introversione e la solitudine di Lars. Questi si ritaglia un mondo tutto suo e presenta all’intero paese la sua “fidanzata”.Air doll snapshot_dvd_01.41.53_[2019.08.03_19.05
Due anni dopo, con Air doll di Hirokazu Kore Eda siamo su un piano decisamente diverso, che ha in comune con i precedenti solo l’utilizzo della bambola gonfiabile come mezzo di temporanea felicità in una vita altrimenti vuota e scandita dalla solitudine. È il caso di una cameriere di mezza età, dal nome Hideo, modesto e dimesso nei modi, lasciato dalla moglie, che riempie la sua infinita solitudine con un modello economico di air doll, alla quale impone il nome di Nozomi, con la quale discute, fa l’amore, le fa il bagno e dorme abbracciato a lei. Ma, mentre Hodeo è al lavoro, Nozomi comincia gradatamente ad assumere sembianze umane. Comincia a muoversi, a camminare, i capelli cominciano ad essere veri e gli occhi si muovono curiosi a scrutare la realtà mai vista né immaginata. Nozomi riassume questa straordinaria metamorfosi con l’espressione “ho scoperto di avere un cuore”, sintesi e simbolo della propria nuova esistenza. La conoscenza del mondo da parte di Nozomi ci conduce nei momenti più emozionanti del film:  Nozomi sa vedere quel poco di bello che esiste nella realtà e riesce anche ad innamorarsi di un commesso di un negozio che noleggia DVD (il richiamo al cinema è costante nei film di Horokazu, come ad es. in After Life). Una improvvisa screpolatura nel rivestimento di plastica le fa perdere l’aria e le proprie forme. A questo punto il ragazzo, Juniki,  si offre di aiutarla non servendosi del gonfiatore, m a della sua bocca e riempiendo il suo corpo del suo respiro e del suo fiato. Si tratta di una scena molto bella, dall’intenso significato erotico, che in qualche modo rappresenta una svolta per la nuova esistenza di Nozomi.
Non saranno tutti così belli e felici i giorni umani di Nozomi e ci sembra giusto lasciare allo spettatore il compito di scoprire il bello e il brutto del mondo assieme alla nuova inquilina di questa terra.
Da questi brevi cenni pensiamo che emerga la convinzione che ci troviamo di fronte ad un’opera ben diversa da quelle che abbiamo citato in sede di presentazione. Intanto la storia assume i connotati di una vera e propria favola: una sorta di Pinocchio al femminile, che, come il burattino di legno di Collodi, prende le sembianze umane e scopre il bello e il brutto di questo mondo. Ma il film è ricco di passaggi di grande cinema e Hirokazu, alla sua settima opera, conferma di essere uno dei più grandi registi giapponesi viventi, capace di ricavare il meglio dagli attori da lui prescelti. In questo caso, per Nozomi, che da bambola diventa donna, sceglie la bravissima attrice coreana Bae Doona, che abbiamo apprezzato e ammirato nel thriller di Park Chan Wook Simpatia per Mr vendettadel 2002.
La capacità di Hirokazu di scavare nell’animo umano singolarmente preso e soprattutto nelle relazioni con gli altri (si veda il successivo Still walking), con tocco sempre lieve e malinconico ci consegna sovente momenti di grandissimo cinema e ci ricordano il meglio del cinema di Kurosawa.
Ritorna anche questa volta una visione non pessimistica, ma decisamente malinconica della vita. L’occasione è offerta al regista dalla progressiva scoperta del mondo da parte di Nozomi. Il mondo, agli occhi di Nozomi appare brutto. E purtroppo anche nel cinema, che è “vedere” e “aprire gli occhi” sembra che non possa non ritornare questa malinconica sensazione. Il destino e le affermazioni di Nozomi sul mondo ci ricordano quelle di David Roberson (Jack Nicholson) in Professione: Reporter: “Io conoscevo un uomo che era cieco. Quando arrivò all’età di 40 anni si fece fare un’operazione e riacquistò la vista.
All’inizio era… felice… incantato… facce, colori, paesaggi. Ma poi tutto cominciò a cambiare. Il mondo era molto più brutto di come se lo fosse immaginato. Nessuno gli aveva mai detto quanto sporco fosse. Quanta miseria. Vedeva squallore dappertutto. Quando era cieco attraversava la strada da solo con un bastone. Dopo aver riacquistato la vista, lo prese la paura. Cominciò a vivere nell’oscurità. Non usciva più di casa. Dopo tre anni, si tolse la vita.” (1)

(1) da Michelagelo Antonioni: “Professione Reporter” (scena finale)

 

Fonte: RiveGauche – filmcritica

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