Il mistero delle ossa in Nunziatura
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A Sangemini I SEGRETI DELL’HAREM, storie di energia, spiritualità e sensualità della donna

di Francesco Angellotti (AG.RF 10.07.2018)

(riverflash) – Gli incontri che nel mese di luglio sono stati programmati in uno dei posti più Belli d’Europa (definizione ufficiale) sono molto importanti, e sarà emozionante riuscire a seguirli tutti.

   L’impresa è stata nuovamente programmata, come avviene da tanti anni, dalla bravissima pianista Virna Liurni; la quale non si accontenta delle sue doti musicali grandiose. Sarebbe facile suonare ed esprimersi in un concerto scritto per Pianoforte; ce ne sono tanti e sono Bellissimi. Ma la spinta Culturale ha indotto la signora Virna Liurni ad ampliare il discorso, per lanciarsi nella Ricerca, nel Mondo dell’ Arte.

   Infatti, seguendo il discorso Musicale, tante sono le espressioni che si sono elaborate; e importanti sono le tendenze che toccano il Tema Spirituale. Per cui, la bravura di Virna, non è solo al Pianoforte, in cui non manca di far ascoltar la sua alta preparazione; ma bisogna ammirare la Ricerca, per portare in scena un messaggio spirituale, il quale, se trascurato, sarebbero solo un arricchimento d’ignoranza.

   La tematica presentata all’esordio della manifestazione San Gemini Classic 2018, è molto attraente; per questo, importante è poterla esattamente valutare: cosa non facile, perché le interpretazioni distorte sono tante.

   Storia, Energia, Spiritualità e sensualità nell’Harem: Donna, Dea, Madre e Musa; cosa vuol dire? “I Segreti dell’Harem”. Mi ricordo una pubblicità di quando ero bambino: “Sembra facile, ma non è”.

   Tutti conoscono la Donna, nella sua divinizzazione e nella quotidianità; l’immagine dell’Harem, poi, è sempre considerata l’esaltazione del luogo di piacere, paragonabili alle Case Chiuse, che però erano più vili e meno sofisticate. Però, queste valutazioni, spingono solo a capire che sarebbe molto meglio conoscere quella che è la Cultura Orientale, che non scende nel volgare, di cui in Occidente siamo prototipi da generazioni.

   La Ricerca condotta da Virna ha investito tutto il contesto, in cui si esprime l’evento; che non può prescindere dalla musica, che non è un accompagnamento, ma ha una funzione insieme all’interpretazione delle Danzatrici.

   Quindi si è potuto ascoltare un trio che armonizzava la musica araba, in modo competente e preparato, rifinito e affascinante. Dei Musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio, hanno suonato Ziad Trabelsi, un tunisino che suonava l’Oud e cantava; Simone Pulvano, un romano specializzato al suono delle percussioni, Emanuele Bultrini, un altro italiano alla chitarra. C’è da fare un discorso sugli strumenti, perché le percussioni erano sia tradizionali che di stampo orientale, con tradizioni lontane; ma il ragazzo tunisino, cosa vuol dire che suonava l’Oud?

   Questo strumento è a corda, mi pare che ve ne sono 10; ma non ha cassa armonica e si suona soprattutto in arpeggio. Strumento tipico orientale, anch’esso d’antiche tradizioni.

   I tre bravissimi musicisti hanno fatto ascoltare dei brani di solo musica, alternati con accompagnamento alle Danze, classiche da Harem. Non c’è differenza tra i due generi d’interpretazione, perché i Brani suonati erano Bellissimi, come l’accompagnamento dei movimenti era parte integrante con lo spettacolo delle danzatrici.

   Se non ci credete, avete fatto male a non venire; anche se il Museo Calori era stracolmo, senza più posti in piedi.

   Il gruppo che si muoveva in Danze Orientali, era condotto dalla bravissima (e bellissima) Maryem Bent Anis, che imparata quest’Arte nella natia Tunisia, conduceva 6 Odalische nella Danza Mediorientale e Folklore Arabo.

   Il senso del Bello Orientale con cui si esprimono le Odalische è noto. Eppure, costume classico di una certa Società, viene travisato nell’ atteggiamento, senza attribuire alcun senso realistico, che ha risvolti etici-religiosi.

   Posso descrivere (ma solo per scritto) l’eccezionale prestazione di tutte e 7 le Bellezze in scena; attraenti ognuna a modo suo, ma insieme straordinarie. Seguendo la maestra Maryem eccetera, ogni ballo veniva eseguito con costumi diversi; anche se il tempo per cambiarsi non andava oltre quello di un brano suonato dal Trio, che eseguiva musica essenzialmente di tradizione araba.

   Si potrebbe dire che il costume poteva avere importanza relativa, perché quel che era importante era osservare le Ballerine: proprio No. I costumi erano molto elaborati e dai colori sgargianti; quel che lo studio ha raggiunto con successo, è la combinazione che tra il velato e lo scoperto, tutto era evidente nell’immaginazione, ma niente a portata di vista: neanche l’occhio che s’infila malandrino (ed io, scusate, in proposito sarei un caposcuola).

   Le danze non avevano nulla di volgare, ma i movimenti così armonici esaltavano l’attraenza della sensualità.

   Discorso continuato anche nella seconda parte, quando Virna suonava una musica che si ricollegava alle danzatrici “Almee”; nel ‘700 erano danzatrici professioniste che portavano grazia, bellezza e languore negli Harem.

   Un discorso così dolce e tenue, non può avere contenuti di contrasto, ma anzi di unione e rispetto; per cui l’Arte trasmessa nell’Harem non si pone in contrasto con nessuno, rispettando quelle che sono le altrui forme culturali, che spesso affondano le radici in varie Religioni: che non sono in antitesi, ma sono tutte rispettate perché volte, seppur in varie forme, verso uno scopo comune. Riconoscendo, quindi, che per vie diverse, ci si volge tutti verso lo Spirito.

    Il Valore legato a questi risvolti spirituali, è stato considerato nella recitazione di uno scritto che tendeva ad innalzare l’Individuo verso Valori Etici: recitato in italiano da Maryem, ed in egiziano dal tunisino Ziad.

   Nel pieno dell’esaltazione, accompagnata dalla musica del Trio, anche Virna si è esibita in una Danza, se pur con una gonna lunga, ma con un’armonia che rendeva soffice anche la suadenza espressa dai movimenti.

   Appare logico, seguendo questa mentalità (questa Cultura), che non bisogna interpretare come avvilimento della femminilità l’inquadrare le Donne a strumento del piacere maschile. Recriminazione che ha preso forma nella Civiltà Europea, ma che non ha nulla a che fare con un’impostazione Orientale.

   Il concetto d’insieme in altre Civiltà, non è conformato dai canoni che siamo abituati a considerare assiomatici.

   Nella Danza, l’Harem suggerisce i suoi segreti; accostano con i movimenti i veli e la Danza del Ventre, arrivando ad esprimere quel che si arricchisce di Senso Spirituale, attraverso una delicatezza che, pur non essendo carnale, traversa quel che è la sensazione ed arricchisce nella percezione sentimentale.

   In questo le Donne sanno ben presentarsi di fronte all’uomo, e sarebbe importante capissero che non dovrebbero farne loro strumento, abbindolandolo con la seduzione, svilendo il concetto sentimentale; bisogna riuscire a capire quanto sia affascinante arrivare insieme all’esaltazione del sentimento, perché unisce in un Valore Sublime.

   Certe emozioni, prettamente Umane, non ha senso degradarle per considerarle viscide e volgari, biasimandole come “Peccato”. Bisogna trovare, nell’esaltazione dell’espressione personale, l’Apoteosi condotta dal sentimento, onde arrivare ad inebriare lo Spirito; così come ascoltato dal Trio di piazza Vittorio, dalle Odalische preparate dalla bellissima Maryem, dal pianoforte suonato da Virna, il cui messaggio sarebbe risolutivo, se fosse più seguito:

           “il Senso, il Sensoriale… nella Bellezza. Per il superamento di ogni conflitto, il Suono, l’Arma Invincibile…

           che afferra la mano, per portarci nella vibrazione dell’Infinito

 

Nella foto: La figlia di Virna Liurni, ammirando la mamma durante lo spettacolo, le ha fatto un ritratto in scena

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