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«Ejzenštejn, La rivoluzione delle immagini» porta il Cinema nei Musei degli Uffizi

AG.RF 08.11.2017

(riverflash) – Con Ejzenštejn. La rivoluzione delle immagini le Gallerie degli Uffizi ricordano i cento anni dalla rivoluzione socialista in Russia attraverso le opere grafiche di uno dei più grandi rivoluzionari della cultura del Novecento.

La multiforme attività del regista, teorico e strenuo disegnatore Sergej M. Ejzenštejn (Riga, 1898 – Mosca, 1948) fu per il mondo delle immagini ciò che la sollevazione del 1917 fu per gli assetti sociali, politici ed economici dell’impero russo (e non solo), con in più la capacità di durare nel tempo, ispirando generazioni di artisti.

L’esposizione presenta i molteplici aspetti del talento di Ejzenštejn in un percorso che unisce l’attività del disegnatore a quella del cineasta, trovando uno speciale filo conduttore nel riferimento all’arte italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento.

La selezione dei settantadue disegni, tutti provenienti dall’Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca (RGALI), è avvenuta seguendo rigorosamente due principi. Il primo è l’autonomia di queste prove grafiche, comprese per la quasi totalità tra i primi anni Trenta e il 1948 e considerate dallo stesso regista una sorta di trascrizione automatica dei pensieri, capace di fissare sulla carta un flusso costante di idee che dialoga con i film e li ispira, senza però subordinarsi a essi. Il secondo discende dal primo e riguarda lo stile dei disegni, contrassegnato da una linearità sintetica che rimanda al Tre e al Quattrocento e al tempo stesso appartiene a pieno titolo al clima artistico del periodo, tra echi surrealisti e deformazioni neo espressioniste.

Grazie al disegno di puro contorno, la mostra è anche un osservatorio privilegiato sul concetto ejzenštejniano di montaggio, in primo luogo per l’attitudine della figurazione a smembrarsi e ricomporsi secondo “montaggi” che aprono a significati sempre nuovi, ma soprattutto per il valore di una grafica che va apprezzata nel suo dispiegarsi in sequenze, secondo strisce da definirsi davvero “cinematiche”. Esse infatti sono disposte in serie ravvicinate come ideali fotogrammi e dialogano con i film del grande regista, i quali scorrono sulle ampie pareti di alcune stanze delle Sale di Levante della Galleria delle Statue e delle Pitture.

«La tecnica del disegno basato sul puro contorno» scrive Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo, «naturalmente richiama il periodo di massima fioritura di quella formula grafica, ovvero il periodo neoclassico, che coincide con quello della corrente filosofica dell’idealismo tedesco e quindi anche hegeliana, che fu adattato da Ejzenštejn dopo l’arrivo in Messico. Infatti, uno dei fogli delle Parche allude agli stilemi dei bassorilievi precolombiani. Altri disegni richiamano i nudi femminili di Cézanne, in particolare le bagnanti sulle rive nei suoi paesaggi. È tuttavia lampante e perfettamente riconoscibile il modello estetico principale per le Parche che ballano e si distendono in maniera espressiva, ovvero La Danse di Henri Matisse (1910), che oggi si trova all’Hermitage di San Pietroburgo, ma che Ejzenštejn certamente ammirò e studiò nel Museo statale dell’arte moderna occidentale a Mosca, dove l’opera era stata trasportata dalla casa privata di Sergei Šchukin dopo la Grande Rivoluzione».

Anche il materiale cinematografico di Ejzenštejn è stato allestito in mostra in funzione di un suggestivo rimando all’arte del passato e alle idee sul montaggio. Da un lato, infatti, le proiezioni mescolano dettagli e scene di Sciopero, La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij e degli altri capolavori ejzenštejniani ad alcuni particolari tratti da l’Adorazione dei Magi e da l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, svelando significative assonanze. Dall’altro, i film costruiranno un tragitto per raccontare visivamente il montaggio, in un “crescendo” che dalle singole e veloci inquadrature presenti nella prima sala conduce ai frame della seconda, fino alle sequenze compiute che animano la terza e la quarta. La quinta sala è una sorta di approdo della carriera e della vita del cineasta, con le ultime meditazioni in grafica che si abbinano per contrasto alle immagini ironiche e quotidiane dell’uomo Ejzenštejn, colte da una serie di video d’archivio scelti e assemblati per l’occasione.

Questa rivoluzione delle immagini, che introduce per la prima volta agli Uffizi la settima arte (come veniva definito il cinema da Ejzenštejn), ha dunque un volto antico e uno moderno uniti in continua dialettica. E il Rinascimento, oltre a essere uno straordinario serbatoio di immagini, diventa anche il sinonimo per eccellenza di quella rifioritura culturale a cui ogni rivoluzione, nel tentativo di riuscire permanente, dovrebbe ambire.

ejzenstejn-mostra-uffizi-600x460Nel pieno clima di rinascenza e rivoluzione inaugurato dalla mostra degli Uffizi, Firenze e Bologna concorrono alla creazione di una Settimana della Rivoluzione (7-10 novembre 2017), un ciclo di eventi che si apre con la mostra fiorentina, prosegue con il convegno internazionale Avanguardia e rivoluzione. Il cinema di Sergej M. Ejzenštejn, organizzato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi (Bologna, 8 novembre), e termina con un secondo convegno internazionale promosso dal Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut: The future is our only goal. Revolutions of Time, Space and Image. Russia 1917 – 1937 (Firenze, 9-10 novembre).

Chi ha conosciuto Sergej Ejzenštejn racconta che si rammaricava spesso di non aver mai potuto mettere piede agli Uffizi: questa mostra sarà l’occasione di riparare a un piccolo torto della Storia.

 

Eike D. Schmidt

Direttore delle Gallerie degli Uffizi

Con la mostra Ejzenštejn. La rivoluzione delle immagini il cinema fa il suo ingresso alle Gal­lerie degli Uffizi, anche se a dire il vero ciò non rappresenta un’assoluta novità. Esiste infatti una tradizione che vede gli Uffizi interessati non solo alle arti figurative, ma anche alle cosiddette arti dello spettacolo e, dunque, storicamente alle rappresentazioni teatrali e più di recente alla cinematografia. A volerne ripercorrere il filo a ritroso, si incontra a brevissima distanza di tempo Apriti Cinema, la rassegna cinematografica estiva di Firenze che quest’anno è stata realizzata – con proiezioni ogni sera alle 22,00 e ingresso gratuito da fine giugno a fine luglio – per la prima volta nel piazzale degli Uffizi. A una scelta di grandi classici (su tutti la versione restaurata di Aurora di Friedrich W. Murnau) e di film rari e di limitata distribuzione, si aggiungeva la rassegna Mnemosyne – Capolavori degli Uffizi in dialogo con il Cinema Documentario: pellicole che in maniera sorprendente e stimolante si connettono a opere conservate nel nostro Museo, commentate da storici dell’arte (tra i quali Giorgio Bonsanti). Si è così potuto vedere Swagger di Olivier Babinet con il Bacco di Caravaggio, See No Evil di Jos de Putter con L’uomo con la scimmia di Annibale Carracci, e The Queen of Silence di Agnieszka Zwiefka con La nascita di Venere di Sandro Botticelli.

Ma la presenza delle “arti del tempo” all’interno degli Uffizi rimonta a date ben più lontane. Dobbiamo infatti risalire all’epoca medicea, quando negli anni Settanta del Cinquecento il granduca Francesco I decise di commissionare a Bernardo Buontalenti la costruzione di un teatro. Il Teatro Mediceo, questo il nome che fu assegnato all’impianto, inaugurato nel 1586 e dislocato su due piani dell’attuale Galleria delle Statue e delle Pitture dove insistono in partico­lare la Sala dei Primitivi e il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, accolse da subito allestimenti di grande incanto illusionistico (come quelli pensati dallo stesso Buontalenti per L’amico fido di Giovanni Bardi), secondo una concezione dello spettacolo che condurrà alle rappresentazioni, per eccellenza oniriche e visionarie, introdotte dal cinema nel Ventesimo secolo.

Sempre Buontalenti ebbe l’incarico di progettare il Teatrino della Baldracca, ben più modesto nella struttura e pensato per ospitare gli spettacoli più licenziosi. La sala, che doveva il nome all’antica sede situata in un quartiere malfamato, era all’interno dell’attuale Biblioteca degli Uffizi e prevedeva un osservatorio segreto per il granduca e i suoi familiari che non avrebbero dovuto assistere alle salaci commedie che vi erano rappresentate.

Dai teatri al cinema il passo non è lungo ed è Ejzenštejn stesso a dimostrarcelo, con i suoi esordi da regista e scenografo teatrale, ma anche con la sua incessante attività teorica che traccia una genealogia dei generi artistici e indica spesso il teatro quale antenato della “settima arte”, ossia del cinema. È un argomento sul quale egli esprime valutazioni appassionate ed entusiaste in Sempre avanti (come un epilogo) uscito nel 1947, significativamente nello stesso anno in cui Erwin Panofsky dava alle stampe a New York il suo Style and Medium in the Motion Pictures. La genea­logia di cui si diceva informa anche la mostra odierna, nella quale il cinema di Ejzenštejn trova un principio regolatore nell’antica arte del disegno, e in particolare proprio nella produzione grafica del grande regista, scelta con cura nella sua facies autonoma che funziona come una trascrizione automatica dei pensieri sempre in grado di dialogare e ispirare i suoi film.

potemkinL’immaginario ejzenštejniano arricchiva la produzione di cinema e disegni tramite il costante confronto con alcuni esempi del Rinascimento italiano conservati agli Uffizi, quali la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, o attraverso la meditazione sui lavori di un grande fiorentino come Leonardo da Vinci, in particolare sul celebre Cenacolo. Questo complesso e avvincente intreccio è tessuto ulteriormente attraverso il concetto di montaggio, da sempre il perno della rivoluzione narrativa di Ejzenštejn, che fornisce l’amalgama al percorso espositivo e descrive un cammino in “crescendo”. Si passa così dalle singole e veloci inquadrature (“cellule” del montaggio, secondo la definizione dello stesso regista) presenti nella prima sala, ai fotogrammi della seconda, per giungere alle sequenze compiute che animano la terza, la quarta e la quinta sala. Il montaggio di Ejzenštejn prefigurava senza alcun’ombra di dubbio anche il futuro e non è un caso che il grande protagonista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard ne approfondisca le idee per assegnare a esso un ulteriore scatto qualitativo.

La rivoluzione delle immagini ha dunque un volto antico e uno moderno in continua dialettica. E il Rinascimento, oltre a essere uno straordinario serbatoio di immagini, diventa anche il sinonimo per eccellenza di quella rifioritura culturale a cui ogni rivoluzione dovrebbe ambire.

Nel pieno clima di rinascenza e rivoluzione inaugurato dalla mostra degli Uffizi, Firenze e Bologna concorrono alla creazione di una Settimana della Rivoluzione (6-10 novembre 2017), un ciclo di eventi che si apre con la mostra fiorentina, prosegue con il convegno internazionale Avanguardia e rivoluzione. Il cinema di Sergej M. Ejzenštejn, organizzato dalla Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi (Bologna, 8 novembre) e termina con un secondo convegno internazionale promosso dal Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut, dal titolo The future is our only Goal. Revolutions of Time, Space and Image. Russia 1917-1937 (Firenze, 9-10 novembre).

 

 

Enti promotori

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Gallerie degli Uffizi

Cineteca di Bologna

Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca- RGALI

Museo Statale di Belle Arti “A.S. Puškin”

Firenze Musei

Titolo della mostra

Ejzenštejn

La rivoluzione delle immagini

Sede espositiva

Sale di Levante, Gallerie delle Statue e delle Pitture degli Uffizi

Periodo della mostra

7 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

Direttore delle Gallerie degli Uffizi

Eike D. Schmidt

 

Divisione Educazione e Ricerca

Marzia Faietti, coordinatrice

 

Divisione Collezioni e Servizi

Claudio Di Benedetto, coordinatore

 

Divisione Architettura Paesaggio e Tecnologia

Mauro Linari, coordinatore

 

Divisione Vigilanza Accoglienza e Fruizione

Maurizio Catolfi, coordinatore

 

Divisione Amministrativa

Silvia Sicuranza, coordinatrice

Segreteria del Direttore

Monica Alderotti, Alberica Barbolani di Montauto, Veruska Filipperi,Alejandra Micheli

 

Dipartimento di Comunicazione Digitale

Lucia Mascalchi, coordinatrice

DipartimentoPermessi, Cincessioni e Servizi Aggiuntivi

Sergio Mineo, coordinatore

 

Direzione della mostra

Marzia Faietti

 

Cura della mostra

Marzia Faietti, Perluca Nardoni, Eike D. Schmidt

 

Coordinamento scientifico

Naum Kleiman

Collaborazione alla realizzazione della mostra

Gianluca Farinelli e la Fondazione Cineteca di Bologna

 

Prestiti e Registrazioni

Francesca Montanaro, Antonella Poleggi

 

Progetto dell’allestimento e direzione dei lavori

Antonio Godoli

Nicola Santini con Lily Kani

 

Realizzazione dell’allestimento

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

Piero Castri, Pietro Alongi

Montaggio video

Mirko Peripimeno, Lo/Studio35

 

Fornitura e allestimento dei proiettori

Italvideo

Grafica

Alice Ventura

Traduzione in inglese degli apparati didattici

Stephen Tobin

 

Produzione e gestione della mostra

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

 

Comunicazione della mostra a cura di

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

Coordinamento, promozione e relazioni esterne

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

Mariella Becherini Tel. 055. 290383 – m.becherini@operalaboratori.com

Ufficio Stampa

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

Salvatore La Spina – Tel. 055 290383 – Cell. 331 5354957 – s.laspina@operalaboratori.com; Barbara Izzo – Tel. 06 692050220 – Cell. 348 8535647 – b.izzo@operalaboratori.com – Gianni Caverni – Tel. 055 290383 – Cell. 347 7818134 – g.caverni@operalaboratori.com

Catalogo

Giunti

a cura di

Marzia Faietti, Perluca Nardoni, Eike D. Schmidt

 

 

Prezzo biglietto   

biglietto intero € 12.50; ridotto € 6.25 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni; gratuito riservato a minori di 18 anni di qualsiasi nazionalità, portatori di handicap ed un accompagnatore, giornalisti, docenti e studenti di Architettura, Conservazione dei Beni Culturali, Scienze della formazione, Diploma di Laurea di lettere e filosofia con indirizzi di laurea archeologico o storico-artistico, Diploma di Laurea o corsi corrispondenti negli Stati membri dell’Unione Europea, insegnanti italiani con contratto a tempo determinato e indeterminato in servizio presso una scuola pubblica o paritaria del Paese

Orario

martedì – domenica ore  8.15 – 18.50; la biglietteria chiude alle 18.05

Chiuso il lunedì

 

Servizio didattico per le scuole                           

Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazione

Costo di € 3.00 ad alunno.

Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.294883

Servizio visite guidate

Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383

e-mail firenzemusei@operalaboratori.com

Web

www.uffizi.it

 

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