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ROMA, IL MERCANTE DI VENEZIA DAL 24 AGOSTO AL 10 SETTEMBRE (ORE 21.00) AL GLOBE THEATRE – REGIA DI LOREDANA SCARAMELLA

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AG.RF.(redazione).22.08.2017

“riverflash” -Dopo il successo della passata edizione torna anche quest’anno sul palco del Silvano Toti Globe Theatre l’opera di William Shakespeare IL MERCANTE DI VENEZIA tradotto e diretto da Loredana Scaramella. Da giovedì 24 agosto fino al 10 settembre (con le eccezioni del 28 agosto e del 4 settembre) le mitiche figure di Shylock, del mercante Antonio, di Bassanio e delle sua amata Porzia animeranno il palco dell’ovale di Villa Borghese con le intricate vicende ambientate tra Venezia e Belmonte.

Durante le soste di lunedì 28 agosto e lunedì 4 settembre tornerà in scena lo spettacolo ideato e diretto da Melania Giglio SONETTI D’AMORE, un viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare accompagnato da una ricca contaminazione musicale: da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen ad Alanis Morissette.

La stagione 2017 del Silvano Toti Globe Theatre –  unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti – è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale con la produzione di Politeama srl e l’organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura.  Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.

 NOTE DI REGIA

Nelle molte versioni del Mercante di Venezia che ho visto, il personaggio di Shylock, grandissimo per concezione, scrittura e per il fascino creato attorno alla sua figura da straordinarie interpretazioni, ha avuto sempre una posizione centrale, tanto da creare spesso nel pubblico di oggi l’equivoco che sia lui il protagonista dell’opera. Antonio, il Mercante del titolo, si è trasformato in un ruolo subordinato e sbiadito. Ma l’indicazione di Shakespeare è diversa, ed è una strada che merita di essere esplorata. Inoltre la memoria dell’esperienza terribile dell’Olocausto porta istintivamente a considerare Il Mercante di Venezia lo spunto per una riflessione sulla discriminazione antisemita subita a più riprese dal popolo ebraico, di cui Shylock diventa l’incarnazione ideale. E’ questo ad aver accentuato negli ultimi decenni il colore drammatico delle messe in scena di un testo che ha invece un carattere di commedia. La scommessa del nostro allestimento è quella di recuperare questo carattere, puntando sul racconto di una riflessione sulla giustizia, piena di affilata ironia sull’amore e sul denaro, spostando l’ambientazione negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che furono come il periodo Elisabettiano anni euforici e contraddittori, pieni di cambiamenti di costume, di novità e luminosi progressi, mescolati ai germi silenziosi di un buio futuro. Il mare che divide Venezia e Belmonte, i luoghi del racconto. Un molo bianco sfavillante nella luce del giorno ospita uomini operosi, commercianti e industriali. La Londra del Cinquecento, nascosta dietro l’apparenza della città lagunare descritta da Shakespeare, si sposta così in una Belle Epoque di fantasia, dal sapore proustiano.

Belmonte prende la forma del camerino di una grande attrice fin de siècle, e Porzia, costretta ad un’indesiderata castità, è una fantasista che si presenta ai suoi pretendenti in sempre nuovi  travestimenti, a creare un femminino inafferrabile, una sorta di incarnazione del teatro, senza limite di epoca e di genere. Il suo regno è quel luogo indefinito nel quale si collocano le fantasie senza tempo del perfetto amore, condite con il gioco infantile del travestimento, della danza, delle canzoni leggere e dolci venate da improvvise cadenze di tango. Un cabaret sensuale, percorso da sfumature razziste apparentemente ingenue. Dal contrasto fra queste atmosfere sonore e i motivi kletzmer che accompagnano le scene più drammatiche prende forma il tessuto musicale della commedia, che si spinge nella veste visiva fino ai primi anni Venti, quando le radici della tragedia maturano dietro uno scenario di ricchezza e di eccitante follia. Venezia, il luogo del lavoro, e Belmonte, l’isola culla dell’amore, sono unite da un collante universale: il denaro, vero carburante della storia. E’ attraverso il denaro che i protagonisti cercano di manifestare e compiere i loro desideri, in una ronde in cui un capitale viene prestato dall’ebreo Shylock a Bassanio, grazie al Mercante Antonio che si impegna a garantire il prestito con la sua carne. Viene speso da Bassanio per conquistare Porzia, la ricca ereditiera di Belmonte, premio della lotteria degli scrigni in base alla quale andrà in sposa, che a sua volta presterà il suo denaro a Bassanio per liberare Antonio, ormai fallito, dal rischio di veder compiuta la minaccia prevista dal contratto: il taglio di una libbra di carne. Circa quattrocento grammi, poco più di quanto pesa un cuore, messi in gioco in un patto in cui carne, denaro e amore si confondono e svelano freudianamente la loro simbolica identità, fonte di conflitti, ambiguità, desideri e paure. Quali spinte animano il quartetto dei protagonisti e fanno ballare i loro capitali? Shylock presta i suoi soldi ad Antonio, suo avversario per religione ed etica professionale, perché spera così di comprare una cosa che vale per lui più di ogni altra: la sua dignità che è stata offesa da Antonio e poi da Lorenzo, rapitore di sua figlia Jessica, e da Jessica stessa che gli vuota la casa di denaro e gioielli, rinnegando la sua religione. Antonio usa i profitti dei suoi commerci per soddisfare i desideri dell’amico Bassanio. Amico, ma certo anche amatissimo, unico interlocutore capace di illuminare la malinconia della solitudine del Mercante con una luce che sarebbe ipocrita non chiamare amore. Questo sentimento socialmente inconfessabile spinge Antonio ad accettare il patto con Shylock, per il quale prova un odio profondo, motivato dalla condanna dell’usura praticata dall’ebreo. Dietro l’apparente leggerezza con cui accetta il contratto, Antonio rischia il suo denaro e la sua carne per Bassanio, come a gridare in pubblico il suo amore senza parole, in una pulsione libidica e mortale. Bassanio da parte sua insegue il sogno di un amore a canone inverso: vuole essere amato, e il denaro gli serve ad essere più appetibile come oggetto d’amore. E  Porzia, per quanto colta e intraprendente, mette nelle mani di Bassanio se stessa, la sua casa e tutti i suoi beni per conquistare un diritto inalienabile all’amore di lui. I protagonisti s’incontrano in un processo in cui tutti i destini sono sospesi sotto un’immagine minacciosa: la libbra di carne.

Catastrofe o lieto fine? Forse nessuno dei due. A dispetto della legge Shylock non ottiene giustizia e i suoi soldi vanno a ingrassare le casse dello Stato, Antonio non ha il suo martirio, Bassanio si avvia verso un matrimonio turbolento. La stessa Porzia, con la sua eccellente prestazione en travesti come Bellario, per sé guadagna solo la coscienza del tradimento. La favola di Belmonte non può sopravvivere senza la certezza della fiducia, e al ritorno dal processo l’isola dell’amore si trasforma in un interno borghese, in cui gli equilibri delle relazioni fra tutti i reduci dall’avventura veneziana, si definiscono comicamente. Finite le illusioni, alla luce della realtà si intravede una comunità nuova.

Loredana Scaramella

 

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