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OMAGGIO ALL’ITALIA della pianista CRISTIANA PEGORARO nei concerti in giro per il Mondo

cristiana pegorarodi Francesco Angellotti (AG.RF 21.04.2016) ore 12:15

(riverflash) – In un momento in cui constatiamo come dissipate tutte le linee di principio, e vane se non contraddittorie le fedi populiste, troviamo sia il caso di legarci ai Valori Essenziali; che non sono legati ad avvenimenti o interessi, ma hanno un Senso nello svolgimento della personalità.

   Con quest’umore siamo andati a sentire un’esibizione di Cristiana Pegoraro, che diplomatasi a 16 anni col massimo dei voti e lode presso l’Istituto Musicale Briccialdi a Terni, di cui abbiamo tessuto molte lodi e sappiamo capiterà evento per rifarle prossimamente, ha divulgato in tutto il Mondo i suoi studi e la preparazione tecnica, raggiungendo traguardi Eccelsi ed emblemi nei più ambiti Centri Musicali. Abbiamo avuto un attimo di raccapriccio notando che le locandine all’ingresso erano con la sua fotografia, (bellissima), e piena di colonne in cui si decantavano gli innumerevoli traguardi internazionali, i premi, gli encomi, le lodi, gli osanna, le eccellenze… ma di un amore profondo per la terra natia;  ma  non una parola sul programma della serata. C’è sembrato un egocentrismo un po’ esagerato, ma abbiamo apprezzato che Cristiana, disinvolta e con gentilezza, ogni esecuzione la introducesse con un breve discorso al pubblico sull’autore e sul pezzo che intendeva eseguire. Iniziativa lodevole.

   Inizia il concerto e si parte subito dal massimo: Ludwig van Beethoven. Più di Beethoven non esiste, questo lo abbiamo sempre detto; ma il concerto non era un Omaggio all’Italia? Non possiamo intrallazzare sui rapporti di Ludwig con l’Italia, ove non è mai stato e di cui non ha assorbito influenze. Ma un escamotage per legare il Massimo all’Italia bisognava trovarlo; e infatti nella sua breve vita (Bonn 16 dicembre 1770 – Vienna 26 marzo 1827) ha tenuto lezioni di pianoforte nel 1801  alla contessina Giulietta Guicciardi, bella e giovane italiana che, da lettere scovate, fece perdutamente innamorare il maestro che, così scriveva ad un amico, insieme a lei era convinto di trovare la Felicità. E la storia d’amore, intensa per quanto non dichiarata, ammaliò il maestro di musica fino a che la bella ed affascinante Giulietta non partì per Napoli, onde convogliare a nozze, secondo la pratica che in quei tempi i Nobili altolocati usavano come convenzione. Ma Ludwig non poteva non sognarla quando chiudeva gli occhi e le sue dita armonizzavano sulla tastiera. Allora, probabilmente sognando una lezione con il suo Astro, ha composto una Sonata che lui stesso ha definito “quasi una fantasia”: forse convinto del principio che le immagini sognate, finché presenti, sono il Presente; quindi Fantasia solo quando sono passate. E’ un concetto su cui molti dovrebbero riflettere. Questo pezzo di cui stiamo parlando, è stata una vera Innovazione nel concetto di Sonata; contrariamente al solito, ha scritto una Sonata, nella sua sequenza dei 3 tempi, non ripresentando la convenzione dell’allegro ed allegro con moto sempre fatto e rifatto; sono 3 tempi che iniziano col primo di una delicatezza incredibile, che progressivamente acquista, negli altri 2 tempi, passione e apoteosi del sentimento, irradiandosi nell’ Impulso elegiaco. Un po’ diverso da come l’ha presentato Cristiana, ma ogni versione è quella che si sente. Avrete, comunque, capito che si tratta de “al chiaro di Luna”: emozionante.

   Ma l’inizio, come da programma, non sarebbe dovuto essere un pezzo di Scarlatti?

   Nell’intenzione, ma Cristiana ha inserito due brani di cui lei è la compositrice; allora, per questione di tempo, 1 autore è stato depennato. Peccato, perché amo Scarlatti per la sua dolcezza meridionale; ma avreste dovuto ascoltare cosa Cristiana  ha suonato subito dopo Beethoven! Ha avuto il coraggio di accostare  il suo brano Colors of the Wind, e non solo ha retto al confronto con quel che di meglio non c’è, ma è stato un pezzo veramente completo: nella tecnica e nel messaggio.

   Subito dopo Gioacchino Rossini, (Pesaro 26 febbraio 1792 – Passy 13 – 11- 1878), con la famosa Overture del Barbiere di Siviglia arrangiata per piano; Cristiana è riuscita a trasmettere tutta la foga  con delicatezza, ed in questo ci vuole solamente Arte.

   Altro pezzo di Cristiana, è seguito “The Wind and the Sea”, in cui abbiamo ripartecipato l’incontro tra terra e mare che abbiamo ricollegato alla simbiosi espressa nella recitazione (terra) e danza (mare) domenica scorsa (di cui ho scritto un commento, se volete recuperate l’articolo su Terni-Poesia, non più nel link d’apertura).

   E’ stato poco notato al tempo che ha vissuto Georges Bizet, credo non solo perché   breve è stata la sua comparsa in Terra (Parigi 25 -10 -1838 – Bongioal 3- 6- 1875). Il motivo possiamo credere sia stato soprattutto per il suo carattere eclettico, dall’  atteggiamento individualista che cercava l’Essenziale, senza trovare soddisfazione. Interessante, molto, ma che c’entra con l’Italia? Bizet è molto italiano, perché a 20 anni venne nelle nostre lande per svolgere un corso di specializzazione (allora venivano in Italia per specializzarsi, adesso il contrario; Cristiana ad esempio). Finito il corso, Georges non voleva più ripartire, perché l’Italia è Bella e ci si sta Bene. Ma la malattia della madre  cambiò i suoi programmi, e tornò a casetta. Tutti lo identificano con la composizione della Carmen, indubbiamente stupenda, che ha faticato a trovare la giusta valutazione; infatti come soggetto ha un argomento troppo da “poveracci”: allora non potevano entrare nella “Moda”. Cristiana ne ha fatto quasi un resoconto, volando tutta la musica, legando i vari frammenti più significativi.

   Stessa composizione nel suono dell’ultimo pezzo in programma, ma la sintesi è stata ancora più varia; invece di un’espressione da cui si sono presi spunti, sono stati uniti due autori operistici, di cui si son presi stralci notissimi, per unirli in un unico frammento che legava benissimo. Di Giuseppe Verdi, nato a Roncolo di Busseto in provincia di Parma il 10 – 10 – 1813 (1 giorno, e qualche anno, prima di me) e passato ad altra dimensione oltre la Vita il 27 – 1 – 1901, è stato preso come estrapolazioni il paragrafo “la donna è mobile” dal Rigoletto;  unito a “Largo al fantasma della Città” dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.  In questo miscuglio, oltre i due autori,  si inserisce Giacomo  Puccini, (Lucca 22-12-1858 /Bruxelles, quando si pensava alla Cultura e non all’Europa, 29-11-1924), di cui è stato introdotto  “Oh mio bambino Caro”, dal Gianni Schicchi; detto così, forse non avete ricollegato a quale pezzo mi riferisco, ma se l’aveste ascoltato l’avreste riconosciuto, ed avreste sentito il ritmo battere il tempo sul cuore, perché la partecipazione di tutto il pubblico al suono del pianoforte tasteggiato da Cristiana Pegoraro è stata veramente invadente; ma, qua a Terni, gli spettatori educati hanno atteso ad invadere il teatro alla fine, perché ascoltare la musica è stato troppo Coinvolgente. Quindi, sono stati concessi anche 2 bis.

   Per il primo, torna la domanda: cosa c’entra l’autore con l’Italia? Questa volta, c’entra molto; sappiate che Wolfang Amadeus Mozart, che vide la luce per soli 35 anni iniziando a Salisburgo nel 1756 e portò i suoi saluti nel 1791 a Vienna,  per 3 volte venne in Italia, onde studiare direttamente dai maestri che erano i più importanti nell’arte della musica Operistica. Di cui fece frutto per comporne 20, alcune. famosissime come “Così fan tutte”, “Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni”…

   Saluti amichevoli con un ultimo pezzo poco italiano; ma sia per il fatto che la musica sudamericana è molto un’estrapolazione dalla fonte italiana,  anche se personalizzata; sia perché adesso in Italia ci si ricollega spesso all’autore che è tra i maggiori tra gli argentini, è stato suonato sui tasti un tango di Astor Piazzolla , che è il più giovane tra tutti i musicisti presentati ( Mar del Plata 11 – 3 – 1921 – il cuore ha retto fino al 4 – 4 – 1992 ); le ultime note hanno entusiasmato i presenti che hanno atteso la fine, per riversarsi sul palco straordinariamente carichi di spirito esultante.

   Per risolvere i cruciali ed assillanti problemi, che vengono affrontati con risoluzioni terribili e distruttive, basterebbe farsi condurre dalla Musica, sulle note dell’Umanità.

pegoraro piano

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