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LETTERA DI LEV TOLSTOI IN MARGINE ALLA CONFERENZA DELL’AIA SUL DISARMO (1900)… QUANTO MAI ATTUALE…

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AG.RF.(MP).17.01.2016

“riverflash” – Leggendo qua e là, abbiamo trovato questa lettera di Lev Tolstoj, in margine alla conferenza de l’Aia sul disarmo, (1900), quanto mai attuale…. e la pubblichiamo volentieri…..

Signori,

Voi avete perfettamente ragione, dicendo, nella vostra bella lettera. che il disarmo universale può essere facilmente e sicuramente raggiunto col rifiuto di partecipare al servizio militare. lo penso anche che questo è il solo mezzo di liberare gli uomini dai mali crescenti del militarismo. Quanto a credere che il progetto di rimpiazzare l`obbligo militare, per quelli che lo rifiutassero, con un servizio pubblico qualsiasi, e che potrà essere discusso alla Conferenza che si riunirà per iniziativa dello Zar, questo mi sembra assolutamente illusorio.

Infatti, la Conferenza non è niente altro che una manifestazione ipocrita il cui scopo non è di realizzare la pace, ma al contrario di nascondere agli uomini il solo mezzo di ottenerla, mezzo che già intravvedono gli spiriti perspicaci. Si dice che la Conferenza avrà per scopo, se non il disarmo, almeno di fermare l’aumento degli armamenti. Si suppone che i rappresentanti dei governi a questa Conferenza dovranno mettersi d`accordo sulle vie e i mezzi di prevenirli. Se questo è esatto, una domanda si affaccia allo spirito: che faranno i governi degli stati che, nel momento della riunione della Conferenza, saranno per caso più deboli dei loro vicini? Non è probabile che i governi consentiranno a conservare una situazione inferiore. Se vi acconsentissero tuttavia, (perché essi avrebbero piena fiducia nella realizzazione dei voti della Conferenza) non avrebbero niente da perdere a divenire più deboli ancora e guadagnerebbero a non spendere più nulla per l’esercito. Se l`opera della Conferenza sta nel ricondurre le forze militari degli stati al livello comune e di rimanere in uno stato stabile, se si potesse raggiungere questa uguaglianza irrealizzabile, un’altra questione si presenterebbe: perché i governi debbono fermarsi al grado attuale degli armamenti e non ad uno minore? Perché la Germania, la Francia o la Russia, per esempio, debbono possedere ciascuna un milione di soldati e non 500.000 o 10.000 o 1.000? Poiché è lecito ridurre, perché non ridurre al minimo, e perché, invece degli eserciti, non mettere di fronte due lottatori – Davide e Golia – e non decidere i conflitti internazionali dal risultato di questo torneo? Si assicura che i dissidi tra i governi saranno regolati da un tribunale internazionale. Però questo tribunale sarà a sua volta composto da governi, dei quali nessuno ci garantirà l’imparzialità, e a parte ciò, chi eseguirà le eventuali sentenze di un tale tribunale? Gli eserciti, si dice. Ma gli eserciti di chi? Quelli di tutte le potenze. Ma le loro forze non sono uguali! Chi, ad esempio, assicurerà sul continente l`esecuzione d`una sentenza svantaggiosa per Germania, Russia e Francia alleate fra sé? Oppure, chi applicherà sul mare una decisione contraria agli interessi d’Inghilterra, Francia o America? Insomma, le decisioni del tribunale internazionale contro la violenza militare saranno fatte rispettare dalla forza militare stessa. Come dire che la forza che si vuol limitare servirà da mezzo di limitazione. Per prendere l’uccello, bisogna mettergli il sale sulla coda. Un giorno, durante l’assedio di Sebastopoli, dove mi trovavo tra gli aiutanti di campo del generale Saken, entrò nel nostro salone da ricevimento il principe S.S. Usarov, ufficiale molto bravo, originalissimo e nello stesso tempo uno dei migliori giocatori di scacchi di tutta l`Europa a quell`epoca. Egli dichiarò di dover parlare al generale. L`aiutante di campo l’introdusse nel gabinetto di quest’ultimo. Dieci minuti dopo Usarov passava innanzi a noi. coll`aria scontenta. L`ufficiale che l’aveva accompagnato ritornò verso di noi, e ridendo ci raccontò il movente della visita di Usarov a Saken. Egli era venuto a dirgli di proporre agli inglesi un torneo di scacchi avente come posta di gioco la prima trincea situata innanzi al 5° bastione, che molte volte era passata da un campo all`altro ed era costata qualche centinaio di vite. Evidentemente. sarebbe stato preferibile giocare la trincea a scacchi che uccidere uomini; ma Saken non accettò la proposta di Usarov comprendendo benissimo che, per giocare la trincea a scacchi. sarebbe occorsa soprattutto fiducia reciproca nell`esecuzione della clausola. Ora. la presenza degli eserciti schierati innanzi la trincea e i cannoni diretti su di essa mostravano che questa fiducia non esisteva. Finché vi erano truppe dall`una e dall`altra parte, era chiaro che l`affare si doveva decidere, non a scacchi, ma a punta di baionette. Lo stesso avviene per le questioni internazionali. Perché esse possano essere regolate da una corte arbitrale, deve esistere fra gli stati una fiducia intera e reciproca nell`esecuzione delle decisioni della Corte. Se questa fiducia esiste, gli eserciti sono inutili, se esistono eserciti la fiducia non v`è più, e le questioni internazionali non possono essere regolate che dalla forza. Finché vi saranno eserciti. essi saranno impiegati, non solo ad acquistare nuovi territori, come fanno ora tutte le nazioni, sia in Asia, sia in Africa, sia in Europa, ma ancora a conservare con la forza ciò che è stato acquistato con la forza. Ora, non si potrebbero fare conquiste e conservarle che trionfando su altri; i trionfi non si acquistano che mediante «grossi battaglioni». E’ per questo che se il governo ha un esercito, deve averlo il più possibile potente: e questo è per esso un dovere. Se non lo adempie, esso è inutile come governo. Può fare molto nell’amministrazione interna: liberare, istruire, arricchire il popolo; costruire strade, canali, rendere abitabili paesi deserti, eseguire lavori di utilità pubblica, ma vi è una sola cosa che il governo non può fare, proprio quella per cui si riunisce la Conferenza: ridurre le forze militari. Se lo scopo della Conferenza, come risulta dalle ultime informazioni, è il proscrivere l`impiego dei mezzi di distruzione che sembrano troppo crudeli agli uomini, perché in questo caso, non eliminare l’intercettazione delle lettere, la falsificazione dei dispacci, lo spionaggio e tutte le odiose canagliate, che sono le condizioni indispensabili della difesa militare? In tutti i casi, l’interdizione di trarre partito da tutti i mezzi di combattimento che s`impiegano oggi, è tanto impossibile quanto il proibire agli uomini che si battono in una lotta corpo a corpo, di toccare le parti più sensibili. E perché la ferita o la morte causata da una palla esplosiva sarebbe peggio del colpo portato, in un punto vulnerabile, da una palla semplice o da una scheggia di obice che causano le più orribili sofferenze e danno ugualmente la morte? E’ sorprendente che uomini maturi e mentalmente sani possano esprimere seriamente idee così bizzarre. E’ vero che i diplomatici, che consacrano la loro vita alla menzogna, vivono e agiscono costantemente in questa densa atmosfera di ipocrisia e vi sono talmente abituati che non si accorgono nemmeno della insanità delle loro proposte. Ma come i semplici mortali tra gli onesti – non quelli che per piacere allo Zar vantano il suo progetto ridicolo – non si accorgono che la Conferenza non potrebbe avere altro risultato che la fortificazione della menzogna nella quale i governi mantengono i loro sudditi, come ciò ebbe già luogo ai tempi della «Santa Alleanza» di Alessandro I? La Conferenza avrà per scopo di stabilire non la pace, ma di nascondere agli uomini il solo mezzo di liberarli dai mali della guerra, mezzo consistente nel rifiuto di partecipare agli omicidi militari. Ecco perché la Conferenza non potrebbe discutere questa questione. I convinti che si rifiutano di servire nell’esercito saranno trattati da ogni governo come il governo russo tratta i Dukhobors. Nel momento stesso in cui ostentava innanzi al mondo le sue sedicenti intenzioni pacifiche, esso ha segretamente perseguitato, spogliato, scacciato gli uomini più tranquilli dalla Russia, per la sola ragione che essi erano pacifici non solo a parole, ma a fatti e per conseguenza rifiutavano di portare le armi. In casi simili tutti i governi europei hanno agito e agiscono allo stesso modo sebbene con minore brutalità; cosi hanno agito e agiscono i governi austriaco, prussiano, francese, italiano, svedese, svizzero, olandese e non possono fare diversamente. Essi non lo possono, perché dominando i loro sudditi con la forza che costituisce l’esercito disciplinato, non potrebbero far dipendere la diminuzione di questa forza e per conseguenza del loro potere dalla fantasia dei particolari; tanto più che secondo tutte le probabilità appena gli uomini avranno la facoltà di sostituire il servizio militare con un servizio pubblico qualunque, la grande maggioranza (neppure ama uccidere od essere uccisa) preferirebbe il lavoro pubblico; e vi sarebbero in breve tanti lavoratori e cosi pochi militari, che non vi sarebbe più alcuno per obbligare la gente a lavorare. I liberali, i socialisti e tutti gli uomini che si chiamano avanzati, ammaliati dalle loro stesse parole, possono credere che i loro discorsi in parlamento o nelle assemblee, che le loro associazioni, sindacati, scioperi, opuscoli siano cose importantissime, e che invece i rifiuti isolati di portare le armi siano dei fatti poco importanti e che non meritano alcuna attenzione. Ma i governi sanno benissimo ciò che importa e ciò che è indifferente. Essi lasciano volentieri pronunciare discorsi liberalissimi e radicali in parlamento, tollerano le associazioni operaie, le dimostrazioni socialiste, ed anche fanno sembiante di accordare loro qualche simpatia, sapendo bene che il gioco è loro proficuo, perché distoglie l`attenzione dei popoli dal loro solo e vero mezzo di liberazione. Al contrario, mai i governi ammetteranno il rifiuto di servire nell’esercito o quello di pagare le imposte per le spese militari (è la stessa cosa) perché sanno che questo rifiuto, svelando la soperchieria governativa, mina la base stessa del potere. Finché i dirigenti governeranno i loro popoli con la forza e avranno per scopo come attualmente di acquistare nuovi territori (le Filippine, Port-Arthur) e di conservare con la forza quelli già acquistati (la Polonia, l’Alsazia, le Indie, l’Algeria) non solo non ridurranno i loro effettivi, ma invece li aumenteranno senza posa. Ci è giunta recentemente la notizia che un reggimento americano ha rifiutato di andare a Hoho (piccola città nell’arcipelago delle Filippine). Si cita questo fatto come un avvenimento straordinario; bisogna piuttosto stupirsi che fenomeni di questa natura non siano più frequenti. Infatti, come tutti questi Russi, Tedeschi, Francesi, Italiani, Americani, che hanno guerreggiato in questi ultimi tempi, hanno potuto, con la volontà di uomini peri quali essi non hanno in generale alcuna stima, andare ad uccidere i cittadini di un altro popolo, subire essi stessi privazioni ed esporsi alla morte? Sembrerebbe così semplice, così naturale che tutti gli uomini si fermassero, se non al momento in cui li si recluta, almeno a quello in cui li si conduce al combattimento: che essi si fermassero gettando lungi le loro armi e gridando agli avversari di fare lo stesso. Se non lo fanno è perché credono al governo che afferma che i sacrifici in vista della guerra sono imposti ad essi per il loro bene. Tutti i governi, con una sfacciataggine sorprendente, hanno sempre affermato e affermano che i preparativi militari e le guerre stesse sono necessarie per mantenere la pace. Ed ecco che, in questo dominio dell’ipocrisia e della menzogna, un nuovo passo è fatto: questi stessi governi, per l’esistenza dei quali le guerre, gli armamenti sono indispensabili, hanno l`aria di affannarsi per trovare il mezzo di ridurre gli eserciti e far sparire le guerre, e sono essi che nelle loro conferenze pretendono accomodarsi per diminuire dapprima gli armamenti, sopprimerli poi completamente. Questa è una menzogna ulteriore. Gli eserciti saranno ridotti, poi licenziati completamente, non per la volontà dei governi, ma contro la loro volontà. Essi lo saranno quando gli uomini cesseranno di aver fiducia nei loro governi e cercheranno essi stessi liberarsi dai mali che li esauriscono; essi lo saranno allorché cercheranno questa salvezza, non nelle combinazioni complicate e sottili dei diplomatici, ma nel semplice compimento della legge obbligatoria per ogni uomo, legge scritta nella dottrina religiosa e nel cuore di ognuno: «non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te» e soprattutto sul comandamento: tu non ucciderai. Gli eserciti saranno ridotti a effettivi minimi, poi spariranno interamente quando l`opinione inchioderà alla gogna gli uomini che per vigliaccheria o per interesse vendono la loro libertà e si arruolano in quei branchi di assassini che si chiamano eserciti. Quanto agli uomini – oggi sconosciuti, biasimati anche – che malgrado tutte le persecuzioni tutte le prove rifiutano di alienare la loro libertà fra le mani di altri uomini e divenire strumenti di omicidio, saranno innalzati al rango che meritano: a quello di pionieri e di benefattori delle civiltà. Sarà allora solamente che gli eserciti diminuiranno poco a poco, fino alla completa sparizione e che un`era nuova comincerà nella vita dell’umanità. E questo tempo è vicino. E’ per questo che io trovo assolutamente giusto il vostro pensiero, che i rifiuti di portare le armi sono avvenimenti della più alta importanza, e che libereranno l`umanità dai mali del militarismo. Ma siete in un profondo errore credendo che la Conferenza possa cooperarvi. Essa non può che distogliere gli occhi dei popoli dal loro unico mezzo di salute e di liberazione.

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Una Risposta a “LETTERA DI LEV TOLSTOI IN MARGINE ALLA CONFERENZA DELL’AIA SUL DISARMO (1900)… QUANTO MAI ATTUALE…”

  1. 1

    Disarmo – BENECOMUNE dice:

    [...] Chiarelettere, Milano 2011.rnSharp G., La via della non-violenza, Il Regno 14/1994. rnTolstoj L., Lettera in margine alla Conferenza dell’Aia sul disarmo (1900)rnVal Piana M., Il pacifismo facile bersaglio, in maovalpiana.wordpress.comrnVignarca F., [...]

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