Il mistero delle ossa in Nunziatura
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4 OTTOBRE: LA FESTA DI SAN FRANCESCO, PATRONO D’ITALIA

di Francesco Angellotti (AG.RF 06.10.2018)

(riverflash) – Oggi è il mio onomastico; lo sento più intimamente del mio compleanno, forse perché son distanti solo 1 settimana (nacqui l’ 11 ottobre; un po’ di anni fa, molti più e molto meno di quel che sembra; o forse solo di quel che sento: ciò vuol dire che sono tanti, troppi). Ma San Francesco è un Santo che ha donato al Mondo un contenuto che, finché vien trascurato, saremo sempre miseri nella Vita. Non era misero lui, siam miseri noi, perché abbiamo bisogno di tanti accessori per sentirci Grandi; Francesco era Grande di Se Stesso.

   Non è un’esperienza che San Francesco ha accettato senza presupposti, perché era un giovane frivolo e spregiudicato, dell’Alta Società d’Assisi, che era un paese in cui il commercio era florido.

   Figlio di Giovanni di Pietro da Bernardone e Pica de Bourlemon, si dava alla Bella Vita capeggiando i gruppi che gozzovigliavano nell’Assisi di fine 1100; infatti la sua data di nascita è incerta tra 1181 e 1182. Partì per la guerra contro un comune dell’Umbria, dato che allora i contrasti di mercato tra le Potenze Economiche venivano risolti con contrasti bellici; anche perché il confronto era tra comuni regionali. Ma Francesco di Bernardone fu fatto prigioniero, in una Guerra persa. Questo comportò una lunga meditazione, di 2 anni, tra la conduzione della sua Vita, ed i Valori che sussistevano per evolvere il Senso d’una Esistenza. Era questo sempre stato suo cruccio.

   Tornato dopo esser stato prigioniero, riprese la briosità che aveva lasciato, ma il dubbio maturato macinava. Cercava di stigmatizzare il senso dei Valori Umani, capendo che quelli accessori velano il Senso Esistenziale.

   Allora, dopo aver dato valore alla sua posizione nel Mondo, in occasione di una Festa ad Assisi, sradicò la reazione che tumultuava dentro e (film di Zeffirelli, con scenografia forse reale ma significativa), dichiarando la sua Rivoluzione contro la Società, si spogliò dei suoi abiti e partì da solo per abbracciare il Mondo.

   Quel che ha fatto San Francesco nei suoi 42 anni (mettiamo non 41) di vita è stupefacente; calcolano anche il tempo della sua giovinezza, che ha comportato la sua maturazione verso una Fede nuova, mai stata esposta.

   Eppure di San Francesco se ne raccontano infiniti di miracoli, anche se non tutti sono storici. A parte le stimmate, di cui è stato il primo ma non l’unico, ad esempio, che parlasse a Gubbio col Lupo potrebbe essere una metafora della sua visita al sultano al Malik al Kamil, per cercare di far deporre la Guerra contro i Crociati. Da notare che non ci provò dal Papa, sapeva come sarebbe andata comunque, nonostante un’accoglienza nobile, il tentativo non riuscì. Oppure anche il fatto che parlasse con gli Uccelli, può essere interpretato in forma rappresentativa; la Storia in questo non ci aiuta. Anche perché poi, tra i biografi, c’è stata quasi da subito la contesa tra quelli che erano tacciati di rivolgere i documenti a livello Politico, mentre altri erano riconosciuti dalla Chiesa a livello Ufficiale.

   Fatto sta che quando il papa Onofrio III andò presso il Monastero delle Clarisse, da Santa Chiara, pregando di attenuare la mistica povertà, come iniziata da San Francesco che era appena morto, la Santa rispose che non si poteva attuare una simile svolta: perché la loro Ricchezza era la Povertà.

   Non era un’opposizione alla Chiesa, di cui era stata riconosciuta la supremazia dogmatica, con la richiesta del riconoscimento dell’Ordine; era solo l’affermazione della missione francescana.

   Infatti l’elevazione Spirituale dell’Ordine era quella che, vestiti solo col Saio e vivendo di sola Elemosina, volgevano tutta la Vita verso l’Elevazione Spirituale. Che voleva dir far Bene ai poveri e curare gli ammalati. Tipo la missione che si persegue attualmente con gli Immigrati, e tutti gli altri.

   Però c’è da considerare che San Francesco, oramai malato ed in condizioni fisiche precarie, oltre al Saio indossato sempre ed in tutte le stagioni, è stato convinto ad indossare una sottoveste nei periodi freddi, onde resistere meglio alle avversità climatiche. Un po’ come chi adesso simboleggia l’atteggiamento indossando un qualsiasi cupputiello invece della Mitra, camminando con le scarpe rotte. Però San Francesco c’è morto a 42 anni (o 41? Facciamo 42)

   Questo per dire che siamo contenti che il Messaggio del Santo a cui fui dedicato da mamma (papà accondiscendente) sta avendo una parabola ideologica, e fideistica, perché è importante la sua Fede Religiosa anche se trascurata; oggi che è stato celebrato in una Festa grandiosa e sfarzosa come lui non era abituato. Sembra quel che è successo ad Assisi appena morto il Santo: pur di non dare eccessiva evidenza al messaggio che induceva alla Povertà con l’esempio e con i fatti, sono stati ingaggiati i più grandi artisti Rinascimentali per erigere costruzioni dedicate ai santi Francesco e Chiara; Monasteri Sacri e tante strutture veramente sontuose e magnifiche; tra i più belli d’Italia, che è la Nazione più Bella del Mondo.

   Addirittura il capo del governo Conte, elaborando l’impostazione francescana che nel Tempo ha trovato il caso di far assumere una forma temporale, ha lanciato il messaggio affermando che “gli ultimi saranno i primi”.

   Ha quindi sviluppato quello che sarebbe un detto biblico, che avrebbe bisogno di tante considerazioni a secondo del contesto a cui lo si vuole riferire. Ma Conte ha progredito nella forma del significato, non fermandolo a 2000 anni prima di Cristo, perché riferendolo a San Francesco ha dato un senso adeguato all’attuale situazione.

   Io ero rimasto all’impostazione che il mio Santo (per favore, posso chiamarti: mio?) lanciava verso la Natura; quindi verso gli animali e tutto il Creato (riferendo la divinizzazione nel “Cantico delle Creature”).

   Non ha mai voluto contrastare quella che è la Gerarchia Ecclesiastica, genuflettendosi all’egemonia risiedendo 3 giorni e 3 notti all’addiaccio, per essere ricevuto dal Papa e presentare l’offerta di istituire il suo Gruppo di Fedeli tra gli Ordini Ecclesiastici. Dopo averci molto pensato (3 giorni e 3 notti), Onofrio III ha capito che dare spazio ad un Ordine così umano, che volgeva la sua misericordia verso la Natura, avrebbe dato aiuto alla classe Ecclesiastica, che faceva Guerre e si lanciava nelle Crociate; con qualche licenza dei Prelati di vario genere.

   Così è partito l’Ordine dei Francescani; certo, come Ordine non poteva essere che Minore, ma così è andato bene.

   Importante, quindi, che San Francesco abbia attuato una nova forma per riuscire nella propria Missione; non è la Lotta o il confronto che è utile per realizzare ciò in cui si crede; Francesco si è genuflesso di fronte all’autorità ecclesiastica, per riuscire a realizzare quella che era la sua Fede: nella Natura. A cui l’Uomo non può, e non deve avvicinarsi per sfruttare, ma essendone parte, la può solo seguire: ed aiutare nei casi di disfunzioni giunte.

   Quindi Conte, ricordando che il fondatore dell’Ordine dei Minori è stato eletto da tanti anni Patrono d’Italia, ha evoluto la preghiera di San Francesco, non più solo difensore della Natura  che cerca d’ assimilare la purezza degli Animali, ma ha tratto il motto che “Gli Ultimi saranno i Primi”. Che non è in senso biblico, anche perché in proposito andrebbe interpretato; ma è più adatto adesso alla situazione italiana, perché nonostante che ci troviamo con le Pezze, troveremo la via per essere tra “i Primi”.

   San Francesco …

 

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