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1989: 30 anni fa Vasco cantava Liberi Liberi a Guidonia, a Berlino cadeva il muro e nasceva l’emigrazione post-comunista

di Simona Boenzi (AG.RF 08.11.2019)

(riverflash) – Guidonia, 1989: è la città, all’epoca ancora “cittadina” che sventola garofani rossi. Garofani rossi sul balcone di casa di Antonio Muratore, Sottosegretario di Stato per il Turismo e lo Spettacolo durante il governo Andreotti, garofani nel taschino del loden verde di Giovanbattista Lombardozzi, sindaco di Guidonia dal 1983. E’ l’inizio della fine per la Democrazia cristiana, qui e in tutta la nazione che ormai è agli sgoccioli e non sarà più il partito di Stato. Si comincia a delineare la visione di una città, non più una cittadina. Una città vicino Roma.  Si pensa in grande dunque. Il 1989 verrà ricordato come l’anno di Vasco Rossi a Guidonia. E non se lo sarebbe aspettato nemmeno Vasco che proprio a poco più di un mese dal concerto tenuto allo stadio comunale di Guidonia il 26settembre 1989, il titolo del tour e dell’album, avrebbero portato fortuna ai tedeschi dell’est e a seguire, al versante europeo facente parte del Blocco sovietico. “Liberi, liberi” cantava Vasco in quello che fu l’evento storico musicale per la città di Guidonia. Ad oggi infatti, musicisti del suo calibro, la Città dell’aria, ne ha visti veramente pochi. Dal 26 settembre al 9 novembre dello stesso anno passa solo una manciata di giorni ma la storia verrà segnata per sempre. I primi picconi iniziano a battere contro quella massicciata di cemento armato, la cortina di ferro , il confine che tagliava la città di Berlino, separandola dalla zona Ovest, controllata da Francia, Stati Uniti dì America e Inghilterra , dalla zona Est, controllata dall’Unione Sovietica, che , oltre a Berlino est, aveva come alleate la Bulgaria, la Cecoslovacchia , l’Ungheria, la Polonia, la Romania, formando una vera e propria alleanza militare conosciuta come Blocco sovietico o Patto di Varsavia, un progetto economico internazionale di paesi comunisti, che ebbe fine con la caduta del muro e le rivoluzioni del 1989 meglio note come “L’autunno delle Nazioni”, iniziato con la Polonia , Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria , volto a mettere fine al regime comunista. L’unica nazione che destituì in maniera violenta il proprio leader fu la Romania, con la fucilazione del presidente Ceausescu, sua moglie e in seguito i figli e i loro cani. “Liberi liberi “dunque dal comunismo e liberi di partire, verso il sogno dell’Ovest. Un sogno durato poco, perché oggi, sono in molti ad accusare la “Ostalghia”, la nostalgia dell’Est.

Ma all’epoca non se lo sarebbe aspettato nessuno, tant’è che il popolo dell’est si sposta. Raggiunge l’Ovest. Era il novembre del 1989, i Whitesnake pubblicano “Slip of the tongue”, i Rush “Supercondor”.  Nei primissimi mesi del 90, intere famiglie di polacchi prima, di romeni poi, si stabiliscono in maniera precaria. Il loro scopo è lavorare, ma per poi tornare a casa loro. Non è facile per questa gente. I pionieri sono giovanissimi, hanno dai 20 ai 30 anni. I giovani guidoniani cominciano a stringere amicizia e la sera si ritrovano per bere una birra, una partita a carte. Ma entrare nelle loro case non è facile, perché non hanno case. All’epoca infatti molti ricchi guidoniani che avevano fiutato l’opportunità di fare ancora più soldi, allestirono nei garage delle proprie ville, delle brande, tutte in fila, per poterle affittare a gruppi dei giovani dell’est. Un sottobosco guidoniano invisibile in superficie ma che c’era e sono in tanti a ricordarselo.

Oggi per la maggior parte, queste persone sono tornate in patria, ma qualcuno è rimasto. Angela Petre Cernat, è una graziosa mamma e vive a Guidonia. “Sono arrivata in Italia nel 1995 – racconta – per rimanere sette mesi e poi rientrare in Romania. Mi mancava la mia casa, le mie abitudini”. Il presidente Nicolae Ceausescu è morto il 25 dicembre 1989, ma la Romania, come le altre nazioni dell’Est europeo, sono rimaste per anni con lo stampo del comunismo. “Non avevamo quello che c’è qui – prosegue Angela – ma quel poco ci bastava per vivere. Ho vissuto il comunismo di Ceausescu, ma lo rimpiango. A 12 anni recitavo a scuola le poesie che io stessa scrivevo, dedicate al Regime, perché era ciò che sentivamo noi bambini. Oggi siamo persone adulte che hanno vissuto un’infanzia che ci ha permesso di crescere con grande senso della responsabilità”.

Sono trascorsi 30 anni, dal processo farsa e dell’esecuzione di Nicolae ed Elena Ceausescu, sono rimasti quei fotogrammi che all’epoca tutte le televisioni trasmisero in diretta, lasciando senza parole il mondo intero. A tutti sembrò di fare un salto indietro nel tempo. Gli stessi che ne ordinarono la morte, organizzando il colpo di stato, formarono di seguito la classe dirigente, la borghesia nazionale, senza che la situazione raggiunse una svolta risolutiva. “La povertà in Romania ancora c’è”, dice Jolanda guidoniana dalla nascita ma figlia di genitori che il comunismo lo hanno vissuto e lo rimpiangono – la maggior parte dei lavoratori vive con 250 euro di stipendio. Mia madre ripete sempre che la vita era meglio prima del golpe del 1989. In fondo la differenza ancora si sente con voi occidentali. Né in meglio né in peggio – specifica – ma quando nasci con un retaggio socio culturale che alla base ha come fine il lavoro, tutto il resto viene dopo”.

I genitori di Jolanda oggi hanno 67 e 73 anni. La madre Mirjana, ricorda che nel 1992, appena arrivata a Guidonia, il sabato telefonava ai parenti in Romania, dalla cabina telefonica “al semaforo” – su via Roma angolo piazza Francesco Baracca. I mezzi di comunicazioni erano quelli, d’altronde.

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